Anzianità? Da oggi solo dopo i 75 anni

Cari ultra sessantenni godetevi la vita come foste giovani, perché in realtà lo site. Una sorprendente ricerca scientifica cambia le carte in tavola spostando l’anzianità a 75 anni. È quanto emerge da uno studio condotto da Ipsos su circa 6 mila persone italiane, secondo le quali i settantenni di oggi sono pienamente soddisfatti della loro condizione di salute. Sono gli stessi dati a confermarlo, con 8 anziani su 10 a sentirsi in buona forma fisica, di cui 6 su 10 che si occupano regolarmente dei propri nipoti.

Com’è cambiata la vita degli anziani

Si sa che rispetto alla prima metà del ‘900 le condizioni di vita degli abitanti del Bel paese sono notevolmente cambiante e persino in meglio. La disponibilità di cibo, in seguito al secondo conflitto mondiale, è aumentata considerevolmente, favorendo in tal senso una maggiore longevità. Lo stesso tenore di vita, grazie a stipendi più elevati e a maggiori disponibilità d’impiego, ha reso la nostra popolazione sempre più incline ad una lunga sopravvivenza. Ecco allora che se i nonni di un tempo (all’incirca 25-30 anni fa), si consideravano anziani una volta superata la soglia dei sessanta, adesso è solo dopo aver compiuto i 75 anni di età che possono definirsi come tali. A favorire questa situazione anche l’evoluzione della medicina, che con studi sempre più mirati ed azzeccati in campo alimentare e curativo, hanno segnato un importante percorso migliorativo. In tutto questo si delinea uno scenario decisamente diverso.

Molti settantenni, infatti, dichiarano di dedicarsi a molte attività nel corso del loro tempo libero. Tra queste la cura dei nipoti, ai quali proprio grazie a questa energia è possibile dedicare molta più attenzione, soprattutto in fase di gioco. Ma la lista non finisce qui: tanti dichiarano di intrattenersi con frequenti relazioni sociali, insieme ad amici e parenti, andando al cinema, passeggiando al parco o persino ascoltando musica. Insomma, la figura dell’anziano odierno non è più quella del classico solitario stanco e affaticato che per molto tempo ha dominato l’immaginario collettivo, sempre più relegato alla vita domestica, ma piuttosto quella di un essere umano dinamico e proattivo, che guarda alla famiglia, ma anche alla cura di se stesso.

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